Scienza, the secret, pensiero positivo e new age
Da molto tempo i miei clienti mi sollecitano a scrivere qualcosa a proposito delle nuove correnti di pensiero. E’ infatti sempre più diffuso non solo in Italia ma in tutto il mondo, un pensiero “positivo”, secondo il quale tutto ciò che voglio, in sostanza, se davvero lo voglio, posso ottenerlo. In realtà, è facile mettere in discussione un principio di questo genere, poiché tutti noi abbiamo fatto esperienza, direi quotidiana, di situazioni in cui sicuramente non vorremmo incorrere e che, eppure, ci capitano. Inoltre tutti vorremmo vincere al superenalotto ed è il motivo sostanziale per cui giochiamo. Ognuno ha il suo rito, e molti sono fortemente motivati, ma ben pochi ne fanno esperienza. Inoltre non c’è dubbio rispetto al fatto che noi siamo certamente coocreatori del nostro destino e che spesso abbiamo una grande responsabilità nel mantenimento della nostra salute e dei risultati che otteniamo, eppure a volte le cose ci capitano, senza che noi, almeno consapevolmente, facciamo alcunché per farle accadere. Alcuni potrebbero obbiettare che in fondo, se una cosa bella non accade, è perché non ne siamo fortemente e profondamente convinti, e perché c’è qualcosa di noi che “tira” magari dalla parte opposta. Ma questo è un paradosso! Poiché non solo non possiamo sapere quale sia “davvero” il nostro orientamento nel profondo rispetto ad un certo evento, che cosa quell’evento ci rappresenti e perciò la nostra modalità di relazione ed interpretazione con l’evento stesso, ma, soprattutto, non possiamo infatti “decidere” con la parte conscia su una parte di noi che, per definizione, è totalmente inconscia. Mi spiego meglio per essere comprensibile a tutti, anche a chi si occupa di altro e non ha magari padronanza di termini tecnici. Che cos’è questo benedetto inconscio? Senza dilungarci nella letteratura psicanalitica e nelle teorizzazioni dei suoi attori e mantenendoci più “terra terra” l’inconscio è tutto ciò che non conosciamo. Ad esempio, noi viviamo e siamo il nostro corpo. Stiamo una vita in esso, con esso e viviamo tutto il tempo eppure, consciamente non sappiamo come sia possibile vivere. In ogni istante, migliaia di funzioni prendono corpo, si manifestano nel nostro organismo, eppure noi non le conosciamo. Dobbiamo studiare scienze a scuola per cominciare a capire com’è fatto il corpo, eppure ci viviamo dentro! A me, ad esempio, ha fatto impressione studiare neurofisiologia: è il cervello che studia se stesso! Il cervello sa già com’è (tant’è che utilizza le sue funzioni al meglio costantemente), ma Io non lo so! Ecco perché il corpo coincide anche con il nostro inconscio individuale. Dico anche perché di molte funzioni del nostro corpo siamo invece consapevoli ed alcune possiamo addirittura controllarle; se io penso: alza il braccio, posso alzarlo, e così avviene per tutti i movimenti volontari. Quando invece il mio comando interferisce con la sopravvivenza, il corpo, così come ci “delimita” fisicamente, ci delimita anche psicologicamente in termini di libertà, e così limita il nostro intervento; possiamo accelerare il respiro, i battiti del cuore, ad esempio , o rimanere in apnea, ma possiamo farlo entro un range che non ci è dato superare. Se tentiamo di forzare, è “il corpo” che prende il sopravvento, la sua intelligenza intrinseca che fa si che, nonostante la mia volontà avversa, il cuore batta e io continui a respirare (e così via per tutte le altre funzioni). Ovviamente, meno sono consapevole di una funzione, meno posso intervenire in essa coscientemente. Lo stesso avviene quando mi ferisco: se fosse vero quanto “pubblicizzato” dal nuovo pensiero positivo (l’evoluzione della new age), ed io potessi stabilire il come ed il quando le cose accadono: potrei semplicemente “ordinare” al mio corpo di guarire immediatamente. In questo modo realizzerei il paradigma secondo cui il coscio governa in effetti sui meccanismi inconsci. Ma ecco che, nonostante io lo “voglia veramente”, la legge fallisce clamorosamente davanti ai miei occhi. Questa considerazione non vuole mortificare chi aveva trovato grande sollievo in libri quali “la legge dell’attrazione”, “the secret” etc.. che hanno fatto la fortuna dei loro autori, poiché l’approccio promosso da questi è in effetti molto positivo poiché ricolloca l’uomo in una posizione centrale, responsabilizzata e non passiva che mette in profonda discussione tutta una cultura ed un paradigma che ci ha accompagnato fino ad anni recentissimi; la medicina, la genetica, ed in generale, la scienza infatti, riconoscendo l’uomo non come uomo ma come “insieme” di parti, hanno finito per non ricomprendere fenomeni legati non tanto alle singole parti (anzi, abbiamo raggiunto un livello di specificità e specializzazione incredibile), ma a tutto l’insieme. La vita, infatti, è un fenomeno complesso che non risiede in alcuna delle “parti”, ma nella cooperazione ordinata, empatica e sinergica di tutto l’insieme. Per molto tempo, tutto ciò che non aveva un rimando biologico o scientifico, tutto ciò che non si poteva sperimentare, riprodurre o osservare è stato bandito, etichettato come inferiore o inesistente e di questo vi è un retaggio in tutti noi. Vedere, toccare, replicare, da un’idea di “vero” a tutti, anche ai più alternativi, complementari e spirituali. Ne ho fatto esperienza centinaia di volte. Partecipo a convegni, a tavole rotonde, a conferenze nazionali ed internazionali in cui si critica la scienza riduzionistica, neodarwiniana, la scienza dell”evidenza”, per capirci, facendone emergere i limiti e poi ci si sente forti quando quella stessa scienza, è arrivata alla stessa conclusione, ha “confermato” conoscenze ed intuizioni filosofiche, tradizionali, culturali e personali. Negli occidentali, la “mamma scienza”, per quanto brutta, rimane sempre importante, così importante perché simbolo di credibilità e sicurezza da essere profondamente strumentalizzata (si pensi al panorama farmaceutico, ove i farmaci fanno bene e sono visti come garanzia di salute e guarigione e ove la parola scientificamente testato e simili applicate sulle confezioni fanno decuplicare le vendite). Ma se la scienza comincia ora a muove i primi passi verso un paradigma olistico ed a mettere profondamente in discussione i suoi pilastri teorici che si basavano su concezioni deterministiche ed immutabili, mettendo sempre più al bando il concetto di una realtà “oggettiva”, vera e conoscibile in sé, bisogna stare molto attenti a non confondere questa apertura con la legittimazione di una nuova new age, travestita da scienza, e che però, di scientifico, ha veramente poco. Molti autori citano ad esempio le scoperte di biologi molecolari, di fisici quantistici e di genetisti, per legittimare pensieri assolutamente personali e fortemente interpretativi. Questo, purtroppo è vero anche nell’ambito della medicina psicosomatica: si sprecano, sul mercato, testi colmi di interpretazioni, che invece di informare la persona su ciò che realmente sappiamo rispetto alle correlazioni psicofisiche ed emozionali, “interpretano” il sintomo e ciò innesca una serie di effetti spiacevoli; prima di tutto, bisogna sempre tenere a mente che non è possibile mettere in discussione un’interpretazione. Questo fa si che ciò che dice un esperto sia necessariamente vero (per lui), ma ciò che è vero per lui, non è necessariamente vero per qualcun altro. L’interpretazione allontana la psicosomatica dall’essere una disciplina scientifica, per quanto olistica e la avvicina alla divinazione, aspetto per il quale, invece che conoscere personalmente, è necessario “affidarsi” a qualcuno che ci dice come stiamo e perché stiamo così, o meglio, che cosa “significa” un determinato sintomo. Questo crea, invece che conoscenza, ignoranza, e dipendenza, poiché le persone devono rivolgersi a qualcuno che ogni volta “legga” ciò che hanno. Ove ora c’è interpretazione, c’è bisogno di conoscenza, di studi transculturali ed archetipici, ma anche biologici, fisici ed, in ultima istanza di ogni sapere possibile per capire dove termina l’aspetto collettivo ed i suoi simboli (che possono essere illustrati da chiunque li approfondisca e li studi) e dove inizia invece l’aspetto individuale ed interpretativo. E’ importante quindi sapere e conoscere, ed avere grande umiltà. Ad oggi, conoscere significa avere la possibilità di portare alla luce qualcosa di ciò che prima non conoscevamo (inconscio), elevare consapevolmente quindi la nostra coscienza, essere pronti a metterci in discussione senza arroccarci in convinzioni autoreferenziali, che ci impongono di non guardare al di là del nostro naso per non vacillare. Occorre rinunciare ad una convinzione comoda ed onnipotente dell’Io (succede tutto quello che voglio basta che io davvero lo voglia), perché fa acqua da tutte le parti e non è realistica anche se è molto bella, ed accettare, invece, di collaborare coi processi inconsapevoli, intanto che rimangono tali (e ne avremo ancora per un bel po’) poiché ci sono molti modi, anche scientificamente provati o basati sull’evidenza di migliaia di casi sia nella nostra che in altre culture, per unire la nostra volontà e sfruttare la nostra energia consapevole per potenziare, catalizzare, e così partecipare attivamente, al processo di guarigione del nostro corpo. Il mio invito è dunque quello di abbandonare le chimere, di cercare un punto di equilibrio tra il tutto o niente, tra il “non ci posso fare nulla” ed il “tutto dipende da me”, tra il “la scienza è un retaggio arcaico, da buttare” ed il “se qualcosa non è provata scientificamente, non la credo”, poiché entrambi i meccanismi sarebbero ottusi, e con loro, chi li sostiene.
Dott. Ssa Silvia Caldironi
Dott. Ssa Silvia Caldironi